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BREXIT – QUALI CONSEGUENZE SUI MARCHI DELL’UNIONE EUROPEA?

27 giugno 2016 | Silvia Carbonaro

brexit3La scorsa settimana il Regno Unito ha votato a favore dell’uscita dall’Unione Europea. Tutti i settori economici si stanno chiedendo cosa succederà adesso. In questo articolo cercheremo di analizzare le possibili conseguenze della brexit sui marchi.

Il regolamento dei marchi comunitari non menziona il caso in cui uno dei Paesi membri esca dall’UE.

Per capire cosa potrà succedere ai marchi comunitari con l’uscita del Regno Unito dobbiamo fare un passo indietro e vedere cos’è un marchio comunitario (ora marchio dell’Unione Europea):

Un marchio comunitario non è un fascio di marchi nazionali ma è un marchio unitario che non segue le normative nazionali ma ha una sua apposita normativa (regole, istituzioni, uffici competenti, ecc.). Quando si registra un marchio comunitario si ottiene tutela automatica in tutti i Paesi dell’UE. Non si può escludere la tutela in uno o più Paesi a scelta.brexit2In linea teorica, con l’uscita del Regno Unito, i marchi comunitari (anche quelli già depositati e/o registrati) smetteranno di produrre effetti in UK. In altre parole, chi ha un marchio comunitario non sarà più tutelato in UK.

Ma questa possibilità, oltre che altamente ingiusta, avrebbe delle conseguenze devastanti per molti imprenditori.

Gli inglesi sanno bene che questa eventualità è altamente rischiosa e sicuramente troveranno delle vie per escludere possibili danneggiamenti.

Ma quali potrebbero essere queste soluzioni?

Sicuramente il Regno Unito dovrà determinare delle modalità di conversione (da marchi comunitari a marchi nazionali inglesi). La conversione potrà essere automatica o avviata con apposita domanda. In entrambe le modalità è abbastanza probabile che la tutela decorrerà comunque dalla data in cui è iniziata a decorrere la tutela del marchio comunitario.

Ci saranno costi per questa conversione?

Allo stato attuale non è possibile saperlo poiché la conversione potrà essere automatica o meno; inoltre, potranno essere previste tasse aggiuntive o meno da dover versare all’Ufficio Marchi del Regno Unito.

Altro problema per i marchi comunitari connesso alla brexit è dato dall’obbligo di utilizzo. La normativa comunitaria prevede che l’obbligo di utilizzo del marchio è soddisfatto se l’utilizzo avviene in una parte sostanziale dell’UE (l’uso in un solo stato membro è stato più volte ritenuto soddisfacente dalla giustizia comunitaria).

Cosa succederà a quei marchi che sono stati usati solo in UK?

Questa risposta non dipenderà dalle istituzioni inglesi ma da quelle comunitarie che dovranno decidere come considerare l’uso nel Regno Unito. Molto probabilmente sarà previsto un periodo transitorio in cui sarà data la possibilità ai titolari di marchi comunitari di estendere l’utilizzo ad altri Paesi UE.

Purtroppo, altri problemi toccheranno i marchi comunitari. Infatti, molti contratti di licenza prevedono la validità della stessa su tutto il territorio dell’Unione Europea. A questo punto si dovrà valutare se fare riferimento al momento in cui il contratto è stato posto in essere o al momento della contestazione. Sicuramente chi ha licenze farà bene a prevedere una formula correttiva che eviti qualsivoglia litigio futuro.

Buone notizie invece per i titolai dei brevetti europei (EPO) poiché i loro diritti non saranno toccati dalla brexit. Il brevetto Europeo nasce infatti da accordi internazionali che nulla hanno a che vedere con l’Unione Europea.

La brexit sarà un processo lungo poiché molti punti dovranno essere analizzati e decisi dalle istituzioni coinvolte.

Come indicato nell’articolo, sicuramente ci sarà un periodo di transizione ma, se siete titolari di un marchio dell’unione europea, non usatelo solo in UK!

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